Mother
Galleria Il Ponte Project (ROMA) 2001
con un catalogo monografico con testi di G. Perretta, G. Marziani, J. Turner, F. Galluzzi
Mother
Galleria Il Ponte Project (ROMA) 2001
con un catalogo monografico con testi di G. Perretta, G. Marziani, J. Turner, F. Galluzzi
mostre / show
giorgiolupattelli
…In Lupattelli l'artigiano acquista una caratteristica concettuale positiva e il pubblicitario si estende oltre le doti critiche della pittura. In sostanza l'artista perugino, sin dai suoi primi lavori, ha continuamente veicolato un'immagine che proviene in maniera palese dal mondo consunto e irriconoscibile della copia, della fotocopia, o meglio della fotografia pubblicitaria. E senza fare di tutto ciò un collage dettato dalle intuizioni di John Heartfield, o ispirato alla poesia visiva, Lupattelli si è spesso limitato a riprodurre in maniera quasi naturalistica le vicende stesse della comunicazione con un tratto pittorico che ironicamente ha parodiato la riproduzione meccanica. In sostanza, di fronte al suo lavoro la sensazione è immediatamente quella di trovarsi davanti ad un'immagine industriale, un'immagine che, prima ancora di essere riprodotta con esuberanza artigianale, è stata mutuata da una molteplicità di copie e di riproduzioni…
Spesso la tecnica delle sue pitture stupisce per questo tratto che si sottrae vivacemente ad una connotazione personale. L'artista perugino nella riproduzione sfiora quasi la sublimazione dell'immagine pubblicitaria, anzi attuando una copia considera la fotografia pubblicitaria da cui attinge un soggetto artificiale che si sostituisce alla figura dal vero. Il naturalismo di Lupattelli non ha nessun tipo di topos epico e non è neanche trascritto per rappresentare una dinamica sociale proveniente dall'umano. Il vero della comunicazione, riprodotto più volte, si trasforma in natura morta?
È ormai noto che il sistema della comunicazione funziona come una città modulare di chip integrati ed autoreferenti, dove chi è già abituato a viaggiarvi forse non riesce neanche più ad avvertire che siamo in un universo assolutamente artificiale, in cui gli elementi si scambiano tra di loro partendo da una condizione pluricellulare e parossistica di immagini riprodotte e di catene di codici abilmente integrati tra l'industria del consumo e l'industria della coscienza. In tal caso il segno pubblicitario, e quindi la sua natura, plasma fortemente tutto l'immaginario sino a trasformare questo sistema artificiale in una seconda natura. Chi attinge da essa rimanda al mittente, usando lo stesso codice, il disagio sociale integrato di trovarsi totalmente immersi in questa condizione. Rifacendomi ad un mio testo precedente sul lavoro di Lupattelli , chiamerei questo modo di operare natura-copy…
Forse la natura-copy è la vita stessa nelle diverse forme artistiche, raccontata ad alta voce attraverso l'uso di frammenti di musica, di arte, di cinema, di letteratura. Mai come in questo momento l'arte è al passo con il suo tempo, mai come in questo momento essa rappresenta direttamente, o indirettamente, la contemporaneità della tragedia post-spettacolare. All'interno di questa visione si avverte decisamente che i soggetti diventano sovente oggetti. Senza neanche accorgercene la nostra natura si è modificata su una sorta di modello Frankestein. Non è più tanto semplice capire se noi siamo i parlanti di una merce-soggetto, o se sono gli oggetti ad essere l'anima di un soggetto-merce. Se l'arte parla di merci viventi, che nascono, gioiscono o soffrono, maturano, invecchiano, si ammalano, muoiono, gli oggetti parlano di figure che virtualmente rinascono o non muoiono mai e i loro corpi sono fatti di simboli e segni, sono feticci culturali di questo nuovo laboratorio natural-copy.
Gabriele Perretta
...L’obiettivo si allarga verso dimensioni impensabili per lo sguardo normale. La visione microscopica entra dove si crea la vita. Segue gli spermatozoi, affonda nel corpo materno e trova la bellezza di un feto pulsante. Dall’altra parte ci si allarga verso la grandiosità di una natura incontenibile.
Le storie diventano macro, l’universo assume il contorno di una gigantesca lotta tra colori, materie e reazioni dinamiche. Vita su vita, morte dopo morte, bellezza contro bellezza. La globalità raccoglie tutto e tutti. Contiene le strade, le persone e la loro vita, l’amore e il sesso, la norma e la radicalità, il tutto e il niente. Ogni fine, ricordiamolo, sostiene sempre l’ennesimo inizio...
Gianluca Marziani
..."The departure poìnt of my work is the media," says Lupattelli in his studio in the hill-top city of Perugia. "I observe reality, but filtered through t.v, magazines fashion and publicity. lt's about re-using the ready-made image."
In his photo projects and paintings, Lupattelli promotes the carbon-copy aesthetics of today's idealized male form; chiselled features, fírm pecs, the proverbial six-pack abs.
His re-interpretation of Saint Francis as a fashion-plate figurhead, with his head thrown back in ecstasy, lupattelli's weli-groomed saint basks in a halo, complete with the stigmatas of Christ.
Renouncing his wealth, Francis reputediy tore off his clothes in front of a crowd, giving away all his possessions. The artist has chosen to depict the saint at this moment, but as though he is a popstar on stage, frozen in the spotlights.
"Personally, l'm interested in two things about the male body," says the artist. "There's the idea of man as the centre of the universe, as viewed by Leonardo da Vinci, and the idea of the body today existing in a phase of change. lt's a time when we are looking at the rapport between science and the spirit, between medicine and the intimate part of ourselves, the modification of the body as a machine and a revolution at the level of genetics."
In Lupattelli's picture of Saint Francis, a white dove is perched on the cassock draped over his left arm.
Given the sexual and fashion-conscious undertones of this portrait, the discarded cassock might just as well be a pair of brand new Armani jeans.
Jonathan Turner
(Blue, january 2003. Australia)