Crash
Galleria Il Ponte Contemporanea (ROMA) 1996
a cura di Carla Subrizi
Crash
Galleria Il Ponte Contemporanea (ROMA) 1996
a cura di Carla Subrizi
mostre / show
giorgiolupattelli
... I corpi lucidi, la pelle liscia e levigata, la muscolatura tesa e dirompente, nascondono il loro limite. La saturazione di un decorativismo della superficie, prepara l'attesa del suo superamento. Il corpo non ostenta la propria bellezza; recita l'ultimo atto di un copione insostenibile. La pittura amplifica l'effetto, cattura un gesto, per provocare la sua più risonante espressione. C'è una dialettica che introduce l'enigma. Tra finzione e realtà lo scarto è ridotto al minimo, si confondono i territori ma la differenza permane. La finzione, attraverso la pittura, esaspera il dato reale, lo stravolge e lo consegna al suo contrario, attraverso un atto disgregatore: CRASH! Si disgrega, si frantuma, infatti, il corpo, nel momento in cui sembrava avesse raggiunto il massimo delle sue potenzialità fisiche. Si è introdotto un virus, un elemento che contamina, un evento che destabilizza. Forse non tutto era sotto controllo. Quasi manierista, Giorgio Lupattelli, (alla sua prima personale romana), si muove nell'esasperazione dei territori che attraversa. La pittura è usata come un mezzo per esaltare una formalizzazione di un'idea di corpo. Ma quell'idea, non è l'idea di Lupattelli. La pittura funziona come un attore tra altri, l'artista conduce la regia e controlla il racconto che si dissemina in più fasi. I video intervengono per svelare cosa c'è dietro le quinte: il dato reale, l'immagine di un corpo standardizzata dalla comunicazione mass-mediologica. Il corpo non è dunque creato, inventato: è il risultato di un sistema di dati, informazioni, nozioni, provenienti dal circuito comunicazionale...
Carla Subrizi
La poetica di Giorgio Lupattelli sarebbe impensabile senza la "televisione". Una televisione speronata tra virgolette come l’ombrello di Nietzsche, "televisione" come "stile". Nè universo semantico, né elettrodomestico; piuttosto, macro-paradigma delle forme attuali di esperienza, di conoscenza, di godimento. Una televisione collocata come termine medio tra la lacerazione e 1'anestesia, temine di congiunzione tra i due poli della sensibilità contemporanea.
"L'arte" si propone come cosmetica - in una restituzione accattivante,filtrando Ie immagini attraverso una serie di artifici retorici mediati dalla seduzione comunicativa e pubblicitaria. Ma la violenza dei soggetti si impone come deflagrazione, un 'perturbante" collocato nelle cavità che si formano sotto la patina levigata del linguaggio. Esemplare è qui il rapporto con la macchina, simbolo seduttivo di un potere che si connota principalmente per il suo vuoto, e dispositivo tragicamente reale di esercizi di morte che trapassano vertiginosamente nella mitologia metropolitana (Le "stragi del sabato sera") (tra Ballard e Cronenberg, il Crash di Lupatrelli sta decisamente dalla parte di Cronenberg). Non e facile raccontare il reale mimando la falsa neutralità dell'occhio televisivo, per denunciare di questo occhio una insufficienza fatale. Ma forse, di fronte al dilagare di immagini che sembrano consumarla, sta in questa scommessa la vitalità della pittura. Non solo di quella di Giorgio Lupattelli.
Francesco Galluzzi (La Stanza Rossa)