intervista a giorgio lupattelli di luca panaro
intervista a giorgio lupattelli di luca panaro
intervista / interview
INTERVIEW
giorgiolupattelli
(Modena. 2002)
luca panaro
Nei tuoi quadri sembri fare zapping nel mondo della moda, del cinema, della televisione, della pubblicità, della musica, della religione e della scienza, impossessandoti della storia e degli usi e costumi dell’umanità.
giorgio lupattelli
Il mio lavoro viene associato generalmente a quella che oggi molti chiamano "pittura d'immagine", ma questo aldilà delle definizioni non è del tutto esatto; in quanto andrebbe più correttamente considerato un lavoro concettuale a tutti gli effetti, dove la pittura rappresenta soltanto una (forse la principale) delle tante tecniche da me utilizzate. La differenza sostanziale ad esempio tra l'orinatoio di Duchamp e il mio lavoro è che anzichè prendere direttamente l'oggetto "orinatoio" per ricontestualizzarlo in ambito artistico, io compio la stessa azione impossessandomi della "immagine mediatica" dell'orinatoio stesso. Questo perchè oramai viviamo in un mondo in cui l'immagine si è gradualmente sostituita alla realtà; viviamo immersi nel variegato mondo della comunicazione, le nostre finestre sono sempre più sostituite da schermi di Tv e computers, i modelli estetici imposti da campagne pubblicitarie ci impongono di riconsiderare il rapporto con il nostro corpo, internet ha dato una forte accelerazione alla realizzazione del cosidetto "villaggio globale", mentre (forse per reazione) in tutto il mondo rifioriscono i fantasmi di un nazionalismo che si credeva legato a tempi ormai lontani. In altre parole le nostre conoscenze ed i nostri attuali valori si fondano essenzialmente su osservazioni e contaminazioni virtuali piuttosto che dall'esperienza della vita reale, e siccome un artista è comunque un testimone diretto della propria epoca e della propria cultura, oggi più che mai il suo lavoro non può prescindere da queste considerazioni indipendentemente dal fatto che le condivida o meno.
In questo contesto ognuno in base alla propria sensibilità, esperienza e preparazione culturale può assumere la posizione che ritiene più opportuna, può ad esempio assumere una posizione di resistenza, oppure sfruttare in termini creativi l'immenso universo di possibilità offerto dai mezzi di comunicazione e diffusione di informazione visiva e non. Per quello che mi riguarda mi piace scorrazzare in lungo e in largo in questo oceano di stimoli plasmando di volta in volta quello che mi colpisce o mi emoziona alle mie esigenze, ai miei interessi generali o a quelli del momento, tenendo comunque presente che il fulcro della mia ricerca è comunque l'uomo, le sue origini, la sua storia e il suo destino.
luca panaro
Qualche tempo fa nei tuoi lavori compariva una sorta di marchio di fabbrica indicato con l'avverbio inglese "where" cosa significava?
giorgio lupattelli
I miei primi lavori ai quali ti riferisci in effetti risalgono ai primi anni novanta. Quello era un periodo socialmente molto particolare che risentiva ancora del crollo del muro di Berlino, e con esso del fallimento di intere ideologie, molti paesi erano in ebollizione (alcuni in verità anche oggi) la guerra del golfo e quella dei balcani riempivano le cronache dei mezzi di informazione, rivoluzionando la percezione che noi abbiamo sempre avuto nei confronti di questi fatti vivendoli per la prima volta in diretta, in italia in particolare una intera classe politica che era rimasta in sella per 50 anni veniva trovata con le mani nella marmellata e quindi annientata dalla magistratura... erano in altre parole anni di grande fermento e cambiamento dove avveniva un passaggio epocale da situazioni e valori certi ad una situazione di totale incertezza. La parola "where" (dove), non a caso in inglese la lingua internazionale, e usata graficamente come fosse un marchio aziendale, esprimeva il senso di questa perdita di direzioni, e nell'ottica del mio linguaggio estetico-concettuale legata ad immagini che ne rafforzavano il senso, rappresentava un mezzo efficace per raccogliere insieme immagini e concetti apparentemente diversi.
luca panaro
L'uomo e il suo ambiente sembrano essere il fulcro della tua ricerca artistica. Pensi che il compito dell'arte sia quello di risolvere i problemi dell'umanità?
giorgio lupattelli
Assolutamente no! Non è compito dell'arte e tanto meno dell'artista risolvere i problemi dell'umanità, questo compete all'umanità stessa di cui però anche un'artista fa parte. Personalmente credo che l'arte debba suscitare emozioni e sensazioni, se poi queste aiutano a trovare spunti di riflessione per problematiche che ci riguardano tutti non è certo un difetto, compete però solo al singolo individuo la personale riflessione al riguardo e credo che un artista debba limitarsi a questo (che non è certo poco) senza pretendere di indirizzare opinioni o prese di posizione come fanno invece molti artisti specie quelli che operano nel campo della musica o del cinema.
luca panaro
Quali artisti hanno contribuito alla maturazione del tuo pensiero artistico?
giorgio lupattelli
Credo molto nella stratificazione della memoria in tutti i campi, vale a dire ogni esperienza presente è possibile solo in virtù di ciò che stato fatto fino all'attimo prima, questo è evidente nella ricerca scientifica ma lo è anche nell'arte; è naturale quindi che la formazione di un'artista poggi su basi composte da una serie di strati di esperienze comunemente chiamata "storia dell'arte". Ma oggi in particolare la velocità di trasmissione e quindi di assimilazione di esperienze, unite ad una sempre crescente permeabilità e conseguente fusione tra diversi campi creativi ha portato ad una maggiore possibilità di contaminazione nella ricerca di un artista contemporaneo. Per quello che mi riguarda sono debitore a tutta l'arte classica per quanto concerne la pulizia del lavoro, mi sento molto legato alla lezione di Leonardo specie per quello che riguarda il rapporto con la scienza e per l'ideologia copernichiana dell'uomo al centro dell'universo, adoro i volumi e i contrasti di luce della pittura di Caravaggio e delle opere di Michelangelo, ma più recentemente la lezione di Duchamp e di molti suoi epigoni hanno influenzato il mio lavoro unitamente a gran parte della pop art americana da Wharol a Haring. Ma in particolare mi ritrovo soprattutto nel lavoro di artisti contemporanei quali Damien Hirst, Jeff Koons, Matthew Barney, Robert Longo... Tuttavia nel mio lavoro c'è anche molto altro, c’è il cinema, la musica, la scienza... credo ad esempio che Spielberg o Kubrik piuttosto che Einstein o Jung non abbiano influenzato il mio lavoro in misura inferiore a Leonardo o Duchamp, come pure molti dei miei video risentono del ritmo e delle atmosfere di gruppi quali Pink Floyd, U2, Radiohead, Eminem...
(Modena. 2002)
luca panaro
In your paintings it seems as if you make zapping among the world of fashion, cinema, television, advertising, music, religion and science mastering history, uses and costumes of humanity.
giorgio lupattelli
My work is usually related to what is called painting of image, but it is not really exact, it should be considered a conceptual work, where painting represents only one (maybe the main one) of the numerous techniques I usually use. For example, the difference between the urinal by Duchamp and my work is based on the fact that I did not take directly the object "urinal" to re-contextualize it in the artistic scene, on the contrary I achieve the same deed by taking possession of the media image of the urinal itself. All this because we are living in a world where images are gradually replacing reality. We are living absorbed in the variegated world of communication and our windows are more and more replaced by TV and computer screens. Aesthetic models proposed by advertising campaigns force us to re-consider the relationship between us and our body, internet speeds up the realization of the so-called "global village", while, maybe for reaction, the shadows of a remote Nationalism flourish again all over the world. In other words our knowledge and values are not based on real life experience, but on virtual observations and contaminations. This is why, since the artist is a direct witness of his own time and culture, his work cannot disregard these considerations, independently of the fact that he shares them or not. In this contest everyone, in relation to his/her own sensibility, experience and cultural background, can take up his/her own position in order to resist or exploit the huge universe of possibilities given by all means of communication and all means of diffusion of visual and non-visual information. As for me, I like running around this ocean of incitements, shaping what strikes or touches me, always remembering that the heart of my search is the human being, his origins, his history, his destiny.
luca panaro
A while back your works showed a kind of trademark: the English adverb "Where", what did it mean?
giorgio lupattelli
You refers to my first works dated back 90s. Socially speaking it was a very strange period, that still suffered from the collapse not only of the Berlin Wall but of all ideologies too. Many countries were in turmoil as, for example, the Gulf and the Balkans wars, that, for the first time, were broadcasted live and filled the news; in Italy a whole political class in power for more than 50 years was involved in some scandals and later destroyed by law. In other words these were years of social unrest and passage from a period characterized by reliable values to an age of complete uncertainty and doubt. The word "WHERE", in English, the international language, graphically used as a trademark, expressed this concept of lack of directions and represented a successful mean through which different images and concepts, only apparently different, were collected together.
luca panaro
The human being and his environment are the main targets of your artistic search. Do you think that art should find valid solutions for mankind problems?
giorgio lupattelli
Absolutely not! Neither art nor the artist should solve mankind problems, this is mankind task it-self and the artist is part of mankind too. I think that art should excite emotions and sensations, and if this means to offer the occasion to reflect on all problems of our age, this is certainly not a defect, but it is up to every single individual the personal reflection on the matter. I think that an artist should confine himself to this, without expecting to turn one's steps, opinions and thoughts as, on the contrary, many artists of music and cinema are used to do.
luca panaro
Which artists helped your artistic maturity?
giorgio lupattelli
I think that each and every current experience is possible only in relation to what has been done a moment before; this is evident for scientific research, but it is also true for art. An artist background is based on more layers of experience commonly called "history of art". Now-a-days experiences can be transmitted and assimilated really quickly and all creative fields are more and more permeable and melt together, in the artistic search of a contemporary artist all this brings to a big contamination. As for me, I owe all classical art the concept of accuracy of the work. I am deeply attached to Leonardo's teachings, in particular for what refers to the relationship between science and the Copernican ideology of man in the centre of the universe. I am very fond of volume and light contrasts in Caravaggio and Michelangelo paintings and, more recently, also Duchamp and his Epigones teachings influenced my work together with American pop art from Warhol to Haring.
I feel particularly in touch with contemporary artists such as Damien Hirst, Jeff Koons, Matthew Barney, Robert Longo, but my work is influenced also by cinema, music, science… . I think that Spielberg or Kubrik, but also Einstein or Jung influenced my works in the same measure as Leonardo or Duchamp did, as well as many videos reflect the rhythm and the atmospheres of music bands such as Pink Floid, U2, Radiohead, Eminem...
traduzione/ translated: Elena Cavallaro
L’estetica di oggi
è un ibrido eclettico
in cui si fondono primitivo e civilizzato,
vecchio e nuovo, informazioni che vanno dalla
meccanica quantistica
allo sciamanismo alla biologia.
Keith Haring
interview